CERCA

dal nostro archivio

  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
PDF Stampa E-mail
DOCUMENTI - GLI INTERVENTI

 

 

altYasser Arafat, l'uomo dalla cento vite, il mago capace sempre di risorgere dalle proprie ceneri, l'eroe in grado di sopravvivere a qualsiasi prova, il guerriero uscito trionfalmente dall'assedio di Beiruth, il piccolo gigante che ha saputo tenere coeso, senza l'aiuto della religione, il popolo Palestinese disperso nella costellazione degli Stati arabi, ha dovuto soccombere.

Dopo avere resistito eroicamente a pressioni che avrebbero stroncato chiunque, chiuso e assediato com'era nella sua residenza di Ramallah, malato ma sempre lucido e coraggioso, il comandante Abu Ammar ha ceduto all'arma subdola del veleno. Tutti ricordano le sue mille battaglie, le prove terribili come il massacro del settembre nero in Giordania o la guerra civile del Libano, il lungo esilio in Tunisia e le battaglie in campo aperto contro l'esercito di Israele.

Arafat oltre alla scommessa organizzativa ha compiuto un vero miracolo. La sua scommessa è stata in gran parte "culturale" e questo ha reso vincente il suo popolo. Ha puntato sull'istruzione. Pur essendo dispersi in mille campi e cento nazioni, Al Fatah, ispirato dal suo capo e da una classe dirigente di alto livello, ha fatto si che in ogni campo, in ogni città, in ogni comunità di Palestinesi ci fosse una scuola elementare, una media, le superiori, e ha promosso la creazione di Università dove i migliori elementi potessero studiare. In questo modo il tasso di alfabetizzazione dei palestinesi ha sfiorato in un tempo relativamente breve il tasso di quasi il 100/100. A fronte di cifre di alfabetizzazione ben più modeste esistenti negli ospitali paesi del mondo arabo. I palestinesi dispersi negli altri paesi arabi, grazie all'organizzazione dell'istruzione da parte del Fath, si trovarono ben presto in posizioni di vantaggio e spesso prestigiose e anche per questo furono in grado ottenere il massimo supporto, soprattutto economico ma anche politico, alla loro lotta.

Consapevole di dover conservare il patrimonio di alleanze che consentiva al suo popolo di sopravvivere Arafat fu un manovratore duttile, abile, menzognero, sincero, astuto, spietato e forte. Seppe sempre ringraziare i "paesi fratelli" anche quando qualche pugnalata alle spalle avrebbe potuto rendere difficili i rapporti. Mise sempre al primo posto l'interesse del popolo palestinese e quindi non diede mai ascolto all'orgoglio o al risentimento personale. Fu un grande Comandante per il suo popolo che seppe preservare nell'ora più grave. Una volta tornato sul suolo di Palestina seppe anche fare quei passi impopolari che avrebbero potuto portare a una vera pace.

Il suo unico errore fu, forse, quello di non prevedere che avrebbero eliminato Rabin, l'interlocutore per la pace. Quello fu il momento in cui la rivoluzione palestinese dovette cominciare a mettersi sulla difensiva. Ma anche in questo, nella difesa a oltranza, nella guerra di posizione, Arafat seppe adeguarsi alla situazione ed esprimere le sue migliori qualità.

altPer questo insieme di motivi, che ho qui brevemente presentato, il suo popolo ha finito per identificarsi in Yasser Arafat, nella sua complessa personalità, nella sua capacità di adeguarsi alla situazione, al continuo e incalzante cambiamento. Nessun popolo ha sofferto quanto i Palestinesi che quale beffa del destino stanni da decenni subendo una guerra di sterminio, nessun popolo ha manifestato la forza morale che hanno i palestinesi, costretti alla lotta anche negli anni dei giochi, uccisi nella prima infanzia come nella vecchiaia.

Nessun popolo ha pagato così a lungo e a prezzo di tali sacrifici e privazioni il desiderio di voler vivere in pace sulla terra che gli appartiene. In queste qualità sublimi e quotidiane che definiscono il popolo di Palestina ci sono il volto e l'anima di chi sempre ha saputo stare nel mezzo del problema come un capo coraggioso e forte: il volto e l'anima del comandante Yasser Arafat.

E' a questo eroe dai molti volti e dalle molte vite che, aimè, ha esaurito, che va il nostro dolente omaggio e la nostra completa ammirazione. Ma non ha commesso anche lui degli errori? Certamente sì. Ma sono già in tanti impegnati a enfatizzarli.

Noi preferiamo sottolineare e ricordare la sua complessa personalità, la scintillante intelligenza politica, il carisma con il quale ha guidato il suo popolo. Mancherà ai Palestinesi, ma anche a noi, anche come un amico al quale avevamo consegnato la nostra fiducia e il nostro cuore.