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12 dicembre 2013 PDF Stampa E-mail
INIZIATIVE - LE INIZIATIVE

CORTEO SABATO 14 DICEMBRE 2013 ORE 15

CONCENTRAMENTO IN PIAZZA DELLA SCALA
CONCLUSIONE IN PIAZZA FONTANA


Appello per una manifestazione in ricordo della strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 e dell'assasinio di Giuseppe Pinelli

Affermare la matrice fascista e di stato della strage vuol dire impedire ai gruppi fascisti e nazisti di conquistare uno spazio politico


Il 12 dicembre 1969 è una data che ha segnato una svolta nella storia italiana. Quel giorno una bomba collocata da un gruppo di fascisti di Ordine Nuovo, con la collaborazione e la copertura degli apparati dello stato, esplode nella Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana e uccide 17 persone. Tre giorni dopo l’anarchico Giuseppe Pinelli, ingiustamente accusato di essere coinvolto nella strage, viene fatto precipitare dal quarto piano della questura.

Da lì parte una trama politica – gestita dal Ministero degli Interni e dai servizi segreti – che attribuisce ai gruppi di estrema sinistra la responsabilità dell’attentato: Pietro Valpreda passa anni in galera prima di essere riconosciuto innocente. L’obiettivo era gettare il paese nel terrore e favorire una svolta autoritaria, per bloccare il forte movimento di rivendicazioni sindacali, sociali e politiche che volevano cambiare profondamente la società e farla uscire dall’oscurantismo clericale gestito dalla Democrazia Cristiana.

 

L’Italia era al centro di trame gestite in prima persona dagli Stati Uniti e dai loro servizi segreti, che organizzavano e utilizzavano le basi di una vera e propria “Internazionale nera” che aveva le basi nei regimi fascisti di Spagna e Portogallo e che avevano organizzato nel 1968 il colpo di stato dei colonnelli in Grecia. E i legami tra i fascisti italiani e il regime greco sono stati decisivi nell’organizzazione delle stragi in Italia.

Nel tempo una serie di inchieste, giudiziarie e giornalistiche, hanno portato all’affermazione della verità: la strage di Piazza Fontana era un tassello di una strategia di lungo periodo che ha insanguinato l’Italia e che, utilizzando la manovalanza dei gruppi di estrema destra, aveva lo scopo di strangolare la democrazia. Un disegno fallito per la mobilitazione di milioni di cittadini e delle forze democratiche, che ha visto pagare per i crimini commessi solo qualche figura fascista di secondo piano e soltanto per qualche episodio, nessuno comunque degli appartenenti allo Stato.

Per questo, dopo 44 anni, si ricorda poco di quegli anni, soprattutto tra i giovani le idee su quel periodo non sono chiare come dovrebbero ed è molto attiva un’opera di disinformazione che cerca di mettere vittime e carnefici sullo stesso piano per non individuare le vere responsabilità.

D’altra parte se riprendono fiato le tesi che negano l’olocausto e l’esistenza delle camere a gas – come dimostra tutto quanto avvenuto dopo la morte del boia nazista Priebke – non ci si può stupire che si vogliano confondere le acque su quanto avvento negli anni Settanta e Ottanta.

Oggi assistiamo a una vera e propria offensiva dei gruppi apertamente fascisti e nazisti che cercano di conquistarsi uno spazio di azione nelle città, spesso favoriti da istituzioni locali con appoggi diretti, taciti silenzi o troppo deboli opposizioni. Il quadro di crisi economica crea condizioni favorevoli alla demagogia fascista, lo dimostra la crescita politica ed elettorale dei gruppi più estremisti in molti paesi europei, primo fra tutti – ancora – la Grecia. Da noi si presentano come difensori dei diritti dei cittadini vessati dalla crisi economica o si mascherano dietro a sigle sportive o di difesa dei bambini e degli animali, oppure portatori di una presunta cultura musicale giovanile: ma il volto è lo stesso di sempre, violenza, sopraffazione, disprezzo della democrazia, razzismo e omofobia.

Le aggressioni e intimidazioni non sono mancate a Milano e in Lombardia.

È tempo di lanciare un allarme democratico contro lo squadrismo che è tornato a cercare di imporre il terrore anche nelle piazze della nostra regione.

Gli episodi si susseguono con frequenza preoccupante, dagli assalti compiuti a Varese e a Saronno, alle aggressioni a Brescia, Firenze, Lucca, Torino, agli attentati alle sedi dell’Anpi e di partiti, fino ai raduni nazisti che raccolgono le peggiori canaglie attive in Europa: a Rogoredo lo scorso giugno, a Cantù a settembre, senza dimenticare l’annunciato concerto in programma presumibilmente a Milano il 16 dicembre. Ennesima intollerabile provocazione a quattro giorni dall’anniversario della strage.

L'antifascismo così come le lotte per i diritti sociali non possono essere delegate o ridotte a un mero atto burocratico così come fa l'Amministrazione Comunale di Milano, che ha compiuto una scelta politica di sostanziale continuità con le precedenti Giunte. Sull’antifascismo il suo silenzio è imbarazzante e la sua indifferenza inaccettabile, soprattutto quando, nel nome della libertà di espressione, concede spazio fisico e politico alla destra razzista e xenofoba, quando non apertamente nazi-fascista. Stesso imbarazzante silenzio sulle questioni riguardanti gli spazi sociali, il diritto alla casa e quello a una città vivibile (la gestione dell’Expo 2015, ad esempio, lascerà alla metropoli un ingente debito collettivo, tonnellate di cemento inutile e giustificherà l'utilizzo di lavoro gratuito e sottopagato), per le quali ha scelto di non compiere alcun sostanziale cambio di passo.

Difendere la verità sulla strage di Piazza Fontana e gridare in piazza che i fascisti sono gli esecutori e lo Stato è complice, non significa solo affermare una verità storica, ma vuol dire combattere per impedire che gli assassini di ieri assieme ai loro eredi abbiano la libertà di propagandare la loro lugubre ideologia di violenza e di morte.

Non è vero che tutti hanno diritto di sostenere le proprie idee. Questo diritto a nazisti e fascisti è stato negato per sempre il 25 aprile 1945, con loro il discorso si è chiuso allora e non si aprirà mai più. Nessuna agibilità e diritto politico può essere mai più concesso.

 

Memoria Antifascista                                            Partigiani in Ogni Quartiere