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23 gennaio 2020 - Roberto Franceschi PDF Stampa E-mail
BLOG - NEWS
Lunedì 20 Gennaio 2020 00:00
Giovedì 23 gennaio  h 18.45 Università Bocconi

LE SCUOLE E LE UNIVERSITA' SONO LUOGHI DI CONOSCENZA E DI RESISTENZA
QUESTO CI INSEGNA IL SACRIFICIO DI ROBERTO FRANCESCHI

Ogni anniversario che ricorda la morte di uno dei caduti della Nuova Resistenza è un tassello nella costruzione di una memoria condivisa. Che non è semplice rievocazione di fatti lontani, ma costruzione di un percorso che, raccontando quanto accaduto anni fa, fornisca gli strumenti per interpretare quanto accade oggi.
La storia d’Italia del dopoguerra è il racconto di lotte popolari per conquistare diritti, lavoro, dignità e democrazia, contrastate con la feroce violenza del potere politico che non ha esitato a ricorrere alla violenza più bestiale per fermare queste rivendicazioni.
La vicenda umana e politica di Roberto Franceschi è parte di questo racconto. Studente della Bocconi, il 23 gennaio 1973 viene ucciso davanti alla sua università da un proiettile sparato dalla polizia che impediva un’assemblea. Franceschi è uno dei tanti che hanno dato la vita per costruire una società di uguali, dove tutti abbiano le stesse possibilità.
Ricordare il suo sacrificio significa tenere viva la storia dell’Italia migliore. Per questo oggi, a distanza di 47 anni, siamo qui come ogni anno. Poche settimane fa abbiamo ricordato il 50° anniversario della strage di piazza Fontana, l’avvio della strategia della tensione che ha costellato di tragedie la nostra storia: un disegno che voleva strangolare la democrazia nel nostro Paese e che è fallito per la risposta popolare che svelò la macchinazione dei servizi segreti e degli apparati dello stato con parti importanti del governo e di molte forze politiche.
Il mese di gennaio del 1970 fu decisivo per la ripresa democratica in città e nel Paese. Dopo la strage a Milano vigeva una sorta di coprifuoco politico: nessuno poteva organizzare manifestazioni pubbliche, in un clima di repressione contro i movimenti di sinistra che soffocava qualsiasi protesta. Ancora una volta furono studenti, operai e giornalisti democratici a spezzare questo cerchio di ferro, organizzando la prima manifestazione dopo la strage, sfidando il divieto della questura e facendo sentire la loro voce che per la prima volta gridava che quella strage era di Stato. Mettendo a nudo quelle che erano la fake news di quel tempo: il coro dei giornali e della televisione di stato che accusava degli attentati la sinistra.