SOSTIENICI

CCP n. 37475597
intestato a
Per non dimenticare
Claudio Varalli e Giannino Zibecchi
IBAN
IT03E0760101600
000037475597

LOGIN

Registrati

La nostra pagina su Facebook

CERCA

dal nostro archivio

  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
Stefano Cucchi PDF Stampa E-mail
BLOG - NEWS
Giovedì 06 Giugno 2013 19:10
Riportiamo le parole di Ilaria Cucchi a cui va naturalmente tutta la nostra solidarietà.
 E condividiamo in toto i commenti di Piergiorgio Odifreddi e Erri de Luca

Chiedo scusa a nome di Stefano per il danno che la sua permanenza al Pertini e la sua morte hanno procurato al buon nome del dott. De Marchis e della dott.ssa Di Carlo. Chiedo scusa per il disturbo arrecato.
Infondo era un tossicodipendente, e non dimentichiamo che era lì perché aveva commesso un reato.
Cosa valeva la sua vita rispetto alla carriera e l'onorabilità di persone che 'salvano la vita alla gente'?
E mi rendo conto sempre di più che la vita di mio fratello non era considerata tra quelle da salvare.
Stefano non ha più voce per dire che lavorava, che andava in palestra.
Che le sue vene non erano massacrate dalla droga, della quale non c'era traccia dopo la sua morte...
E che immaginava un futuro come tutti noi.
Lui non c'è più. Quindi tanto vale che i loro avvocati lo massacrino pure da morto. Se si tratta di salvaguardare coloro che quasi sempre salvano la vita alla gente. Sempre che 'la gente' non sia un detenuto in attesa di giudizio tossicodipendente.
E cosa importa il dolore di un padre e di una madre, che per quella vita avrebbero dato l'anima, pur senza mai farne un santo, nel vederlo calpestato e spogliato di quello che era?
Diciamo che non è stato curato perché come tutti i tossicodipendenti non era collaborativo.
E dimentichiamo il giuramento d'Ippocrate.
Tanto era un tossicodipendente.
Ma si. Mettiamoci una pietra sopra e salviamo il salvabile. Tanto se l'è cercata.
E diffondiamo la sua foto nei centri di recupero. Così tutti sapranno che di droga si muore in quel modo, come ha avuto la brillante idea di affermare uno degli avvocati dei poveri medici.

Commenti

Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento